Supporting a sister in visual arts – Laura della Valle

Laura della Valle

Quando il mondo sonoro-musicale incontra l’arte visuale

In questa intervista diamo spazio a Laura della Valle, artista poliedrica ed educatrice Marchigiana che fa della curiosità la scintilla per l’esplorazione e la fascinazione artistica. Co-fondatrice del progetto “Punto – Temporary Gallery” ed esperta in Art Therapy, ci racconta il suo percorso formativo, di ricerca personale e tutti gli aspetti legati alla relazione fra il mondo sonoro-musicale e quello visuale.

Ciao Laura. Ti andrebbe di dire qualcosa di te a chi ci legge? Qualcosa sul tuo background?
Sono un’artista visiva e educatrice affascinata dal mondo dei suoni, dei bambini e dalla natura. Abito e lavoro nelle Marche dove mi sono diplomata in Pittura e arti visive del contemporaneo all’Accademia di Belle Arti di Macerata nel 2014. Nello stesso anno sono stata co-fondatrice di Punto Temporary Gallery, progetto espositivo d’arte contemporanea per la rigenerazione di spazi pubblici o in disuso. Ho partecipato a mostre personali e collettive, prendendo parte a workshop e residenze in Italia e all’estero tra cui Ritratto a mano (IT 2019_coordinazione artistica | 2018_artista in residenza), 10HeartZ_dalla terra al suono (IT, 2018), L’An Vers (CH, 2016) Green&Brown (FR, 2014). Incuriosita dal mondo sonoro e dai suoi aspetti terapeutici mi sono diplomata nel 2019 in Musicoterapia e arti integrate, ho collaborato alla creazione di installazioni sonore e pubblicato il saggio Spazi di passaggio – dall’esperienza della pittura alla trasposizione dei suoni. Parallelamente alla ricerca artistica svolgo il ruolo di educatrice a Casa Colorata, scuola dell’infanzia all’interno del progetto educativo Serendipità – Scuola Comunità Dinamica ad Osimo.

Il mio intero lavoro artistico può essere letto come un tentativo di analizzare la tensione tra gli spazi fisici ed emotivi, per catturare con differenti mezzi ciò che è più sfuggevole: attraversamento dello sguardo, suoni ambientali, dimensioni di passaggio.

Parlando di “Punto – Temporary Gallery”. Quando è nato questo progetto? E di cosa si tratta esattamente? Lo state ancora portando avanti?
L’idea è nata nel 2013 quando con le artiste Giada D’Addazio, Cecilia Ferraro e la curatrice free-lance Veronica Vitali, abbiamo deciso di fondare il collettivo artistico Punto. Quello che ci accomunava era l’intenzione di reagire alla povertà di iniziative a supporto della creatività e lo scarso interesse ad incentivarle da parte delle istituzioni pubbliche della città in cui vivevamo. Decidemmo così di realizzare un progetto espositivo d’arte contemporanea indipendente che potesse infiltrarsi, secondo una logica nomade, laddove ci fossero negozi sfitti o spazi in disuso. Dopo la prima mostra diffusa nel centro storico Take place! della durata di 24 ore e costituita da sole opere interattive, ottenemmo in comodato d’uso lo spazio di un ex negozio di prodotti per parrucchieri, che decidemmo di rinnovare completamente trasformandolo in un white cube con le nostre sole forze ed il prezioso aiuto di amici sostenitori. In quel momento Punto diventò Temporary Gallery, potendo usufruire dello spazio fisico fino a quando sarebbe giunta una nuova richiesta d’affitto. Lavorammo assiduamente, organizzammo mostre e tavole rotonde invitando artisti e chiunque avesse interesse nel porre al centro della discussione ciò che riguardava da vicino noi e realtà simili alla nostra, artisti che lavoravano per altri artisti, sentendo la necessità di percorrere strade alternative all’iter previsto dal sistema dell’arte contemporanea mainstream. Tentammo così di riassegnare una nuova funzione agli spazi “non deputati” all’arte, per andare direttamente incontro ai fruitori, non più costretti a dover frequentare musei e fondazioni ma dando loro la possibilità di incontrare l’arte in quei luoghi abitualmente frequentati e di passaggio. Dopo aver salutato l’ex parrucchieria, Punto è tornato sino ad oggi alla sua natura vacante infiltrandosi con interventi artistici e mostre site-specific in parchi pubblici, sotterranei di negozi vintage, case di cura.

Quanta consapevolezza c’è al giorno d’oggi, se si parla di rigenerazione urbana? Vuoi raccontarci la tua esperienza?
Credo che la consapevolezza del potenziale artistico come strumento di rigenerazione urbana in aree in disuso o in stato di abbandono si stia consolidando notevolmente (e finalmente direi!) in tempi piuttosto recenti, quanto meno in Italia. Basta curiosare fra i progetti vincitori del Creative Living Lab promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea per rendersi conto di quanto fermento gravido di idee sparso lungo tutta la penisola stia finalmente trovando uno spiraglio di riconoscimento e finanziamento, soprattutto dopo il periodo nero appena trascorso.

Per quanto riguarda la mia esperienza, ho notato che fino a pochi anni fa questo tipo di iniziative era realizzato principalmente da realtà no-profit indipendenti simili a Punto che, come componente del collettivo, ricercavo assiduamente nel tentativo di fare rete, creare uno scambio, confrontarmi e formarmi, nel migliore dei casi instaurando collaborazioni, come accadde con Carico Massimo nel 2014, spazio d’arte contemporanea ricavato dagli ex magazzini generali del porto di Livorno. Nel 2015 in Veneto scoprii l’interessante progetto La cultura alza le serrande poi divenuto Riserve Urbane a Marostica, percorso sui temi della rigenerazione urbana e del paesaggio, del riuso temporaneo di spazi abbandonati e delle pratiche artistiche e curatoriali site-specific. Da artista in residenza ho poi collaborato nel 2018 con 10HeartZ_dalla terra al suono nella Camerino post sisma, con RAMO_Ritratto a mano a Caramanico Terme e sostenuto con ardore e sentimento le valide realtà di Cave Cavam, Spazio Muffa, TAPS ed Eroici Furori, che sono e sono state azione fresca e rivitalizzante nelle zone di Macerata e Ascoli Piceno.


Vuoi descriverci la tua pratica artistica? Quali sono stati nel tempo i soggetti a cui ti sei dedicata?
Cercando di restituire una visione d’insieme su ciò che di fondo muove la mia ricerca artistica potrei dire che indaga la questione dello spazio, inteso come estensione fisica esperita e vissuta ma anche come entità ideale, immaginaria, desiderata. Esistono componenti essenziali che lo costituiscono e che plasmano il nostro divenire quotidiano. A questi elementi si rivolge la mia attenzione, visibili come ad esempio una linea d’orizzonte o invisibili come aria e suono che, intrecciando il reticolo della realtà, nascondono la controparte riflessa del nostro spazio interiore.

La tensione mai compiuta tra un luogo oggettivo fuori di noi e un luogo emozionale sempre e comunque individuale dentro di noi diventa il terreno fertile della mia indagine, a partire dall’atto specifico di guardare attraverso i fenomeni che mentre si manifestano suggeriscono la possibilità di scoprirne una duplice natura.

Cosa vuoi trasmettere con l’arte?
L’intento è quello di sollevare domande creando spazi di contemplazione capaci di sostenere uno spirito di ricerca vivo e presente, alimentando un senso di riscoperta stupita del mondo.

Quali sono le tecniche che usi maggiormente?
Mi piace spaziare tra medium artistici differenti in base a quello che sento e che voglio esprimere in un determinato lavoro. La pittura e il disegno sono stati per molto tempo i miei mezzi prediletti, ma sono passata con molta naturalezza e curiosità ad esplorare la registrazione dei suoni ambientali, le immagini in movimento e la scultura.

Prima accennavo al fatto che ti dedichi all’Art Therapy, in particolare alla multi-disciplinarità fra visuale e sonoro. Come sei arrivata a questo?
Ho sempre creduto che l’arte sia una forma universale di espressione che racchiude in sé una miriade di linguaggi collegati fra loro ed appartenenti ad un tutt’uno.

Mentre studiavo arti visive all’Accademia di Belle Arti ero mossa da un fuoco che mi spingeva ad esplorare le relazioni sinestesiche fra il mondo sonoro-musicale e visuale, ad allenare in modo particolare la mia capacità d’ascolto, così mi sono formata in pedagogia e comunicazione musicale, canto armonico e musicoterapia. Tutto ciò alimentava fortemente la mia ricerca e allo stesso tempo mi offriva esperienze di vita illuminanti, specialmente quando sono entrata in contatto col mondo dell’infanzia. I bambini sono incredibili! Come umani all’alba dei tempi, fanno esperienza del gioco e delle forme dell’arte (musica, danza, pittura, ecc.) come prima forma di scienza attraverso la quale conoscere il mondo e costruire relazioni. È su questo che si fondano le Arti Terapie, ponendosi all’interno di un processo di cambiamento come arte del vivere per dare e darsi la possibilità di gustare la propria esistenza giocando con i propri limiti.

Come si svolge una lezione tipo che fonde la visual art alla dimensione sonoro-corporea?
Ogni intervento è diverso dall’altro perché progettato e realizzato in base ai bisogni e alle caratteristiche uniche della persona o gruppo di persone con cui ci si relaziona.

Racconto però con piacere l’esempio di un progetto sperimentale di musicoterapia e arti integrate svolto con bambini della scuola primaria, in cui interpretavano spartiti cromatici non convenzionali realizzati appositamente secondo un rapporto di corrispondenza tra le caratteristiche formanti dell’entità forma-colore e i parametri del suono. Nel gioco ogni forma corrispondeva al suono di un determinato strumento musicale a disposizione, ma si poteva anche interpretare cinesteticamente improvvisando melodie e vocalizzazioni onomatopeiche. Mentre i bambini si divertivano si respirava un’armonia di gruppo davvero unica!

Nel tempo ho declinato le tecniche apprese in forme diverse anche al di fuori dell’ambito terapeutico, in un laboratorio esperienziale per bambini Le Piante Cantano! co-ideato e condotto dal 2019 con l’artista Riccardo Casentini, in cui offriamo la possibilità di vivere un’esperienza multisensoriale immersiva a contatto con suoni e profumi provenienti da piante officinali, punto di partenza per inventare una storia da trasformare in immagini illustrate.

In questo ultimo periodo a cosa ti stai dedicando?
Sto vivendo una particolare fascinazione per il mondo dell’infanzia che osservo quotidianamente da molto vicino. Sento di voler provare a restituire in una qualche forma l’ineffabilità della loro bellezza interiore, del mistero ancestrale di cui sono portatori.

Rivolgiti direttamente al pubblico, usa questo spazio per dare un consiglio alle altre donne artiste.
Invito le donne artiste e chiunque sia animato dalla scintilla della curiosità ad alimentare con tenacia l’autenticità della propria ricerca, a mantenere vivo il proprio senso critico proteggendo e ascoltando l’intuito!

https://www.linkedin.com/in/laura-della-valle-01b5721b0/

 

 

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